Partito politico

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August 10, 2022

Un partito politico è un gruppo di persone con idee politiche comuni unite in associazione. Può cercare di influenzare il governo in atto, sostenendolo se ne è il risultato, o opponendosi. Nomina inoltre i propri candidati nelle varie elezioni e cercando di ottenere mandati politici. Un partito politico può anche influenzare l'opinione pubblica. Può essere presente in Parlamento. Più in generale, la nozione di partito politico ha due definizioni. Il primo, di ordine ideologico, è quasi sinonimo di fazione: è, per usare i termini di Benjamin Constant, un «incontro di uomini che professano la stessa dottrina politica». La seconda, di natura istituzionale, la considera un elemento essenziale del gioco democratico: “consiste nel cogliere il partito politico come forma politica, struttura organizzativa della democrazia”.

Pluralismo e ordine perfetto: il partito nel Settecento

Domanda Whig e Tory

All'inizio del 18° secolo, in Inghilterra sorse un nuovo problema politico: il persistere dell'opposizione tra Whig e Tory. Derivato dalla crisi dell'esclusione del 1681, questo antagonismo persiste anche se i conflitti politici del secolo precedente svaniscono. Già nel 1717 Rapin-Thoyras venne a conoscenza di questa anomalia nella sua Dissertation on Whigs and Tory. Scritta tra il 1733 e il 1734, la dissertazione sui partiti di Bolingbroke riassume le perplessità dell'intellighenzia inglese. Sottolinea a prima vista il carattere fondamentalmente vuoto della scissione tra Whigs e Tory: "Il potere e la maestà del popolo, un contratto originale (...), queste idee erano anticamente associate all'idea di un Whig, e sembravano ai Whig incomunicabili e incompatibili con l'idea di un Tory (...) Eredità divina, diritto imprescrittibile (...) furono associati per molte menti all'idea di un Tory, e si dimostrarono, allo stesso modo, incomunicabili e incompatibile con l'idea di un Whig (…) Queste associazioni ora sono rotte; queste federazioni separate di idee sono interamente mescolate; nuove combinazioni emergono con la forza”. Lungi dall'apparire come un indicatore di maturità politica, questa divisione si rivela un vero flagello: «Non ci sono lamentele che non siano state più costantemente in bocca, non ci sono rimostranze che non abbiano pesato più sui cuori, di quelle che ne sono derivate dalle nostre divisioni nazionali”.

David Hume e il pluralismo costituzionale

Prendendo con il piede sbagliato i suoi contemporanei, David Hume fu il primo a difendere in due saggi pubblicati nel 1742, Of Parties in General e Of the Parties of Great Britain, il ruolo istituzionale svolto dai Whigs e dai Tories nella vita politica inglese. In Dei partiti, Hume distingue tra due tipi di fazioni. A prima vista le fazioni personali, incentrate su poche notabili, riproducono le loro personali inimicizie. Hume osserva infatti che “le fazioni personali sorgono molto facilmente nelle repubbliche. Ogni litigio domestico diventa allora una questione di Stato”. Al contrario, le fazioni reali non derivano da rancori individuali e soggettivi, ma da uno stato di cose oggettivo. Queste stesse fazioni reali possono essere suddivise in tre tipi: quelli basati sull'affetto. Si basano sui «diversi attaccamenti degli uomini verso famiglie e persone distinte, che desiderano veder regnare su di loro»; quelli basati sugli interessi. Infatti «quando due ordini, come i nobili e il popolo, hanno una distinta autorità sul governo, che non si rivela sufficientemente equilibrato e formato, seguono naturalmente un distinto interesse». Nel teorizzare queste fazioni interessate, Hume anticipa il pluralismo sociologico di Johann Caspar Bluntschli; quelli che