L'Italia nella prima guerra mondiale

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June 28, 2022

Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, l'Italia, fino ad allora alleata della Triplice Alleanza (Austria-Ungheria, Germania, Italia) decise di rimanere neutrale prima di impegnarsi nella Triplice Intesa (Francia, Russia, Regno Unito ) che gli concede numerose concessioni territoriali in caso di vittoria. Le operazioni italiane restano limitate ad un fronte che le oppone, per la maggior parte della guerra, all'Austria-Ungheria. Dal 1915 al 1917 l'esercito italiano, mal equipaggiato e mal comandato, riesce comunque a penetrare per pochi chilometri in territorio nemico, gli austriaci restano generalmente sulla difensiva. Tuttavia nell'autunno del 1917 gli italiani subirono una schiacciante sconfitta a Caporetto prima di ottenere la vittoria a Vittorio Veneto nel novembre 1918 che indusse l'impero austro-ungarico a chiedere un armistizio che ponesse fine al conflitto.

neutralità italiana

In un contesto politico segnato dalla crisi politica legata al dibattito coloniale e dai disordini sociali incoraggiati dall'ala sinistra del Partito Socialista Italiano, raggruppata attorno a Benito Mussolini e sfociata in guerra civile, il governo italiano si è dichiarato neutrale nel conflitto che inizia.

Neutralità italiana

Infatti, il 3 agosto 1914, il governo conservatore di Antonio Salandra dichiarò che l'Italia non avrebbe preso parte al conflitto, poiché il carattere difensivo della Triplice Alleanza non la obbligava a farlo, contrariamente a quanto pensava Sidney Sonnino. . Probabilmente non sono estranei a questa decisione anche gli interventi diplomatici di papa Benedetto XV e dei prelati della Santa Sede, temendo una guerra catastrofica tra due nazioni cattoliche, l'Italia e l'Austria-Ungheria. A sinistra, l'opposizione alla guerra fu animata dai principali dirigenti del Partito socialista, in prima linea Mussolini, nei suoi editoriali di fine agosto 1914 e trovò ampia eco tra operai e contadini. Allo stesso tempo, in accordo con il trattato del 1912, i capi del regno, convinti che la doppia monarchia stesse per annettere alcune porzioni di territorio serbo, chiesero una compensazione territoriale all'alleato austro-ungarico. Tuttavia, mentre il Paese era diviso sulla questione dell'intervento, il governo ha prontamente manifestato al governo russo il desiderio di conoscere il prezzo che l'Intesa ha fissato al suo ingresso nel conflitto. Mentre avviavano i colloqui con gli Alleati, i funzionari del regno aprivano trattative con i funzionari degli Imperi Centrali: il prezzo della neutralità italiana, secondo Sidney Sonnino, ministro degli Esteri, sarebbe un risarcimento nei Balcani, a cui si aggiungerebbe Trentino.

La campagna interventista

Mentre, nelle prime settimane del conflitto, Benito Mussolini, sulle colonne del giornale da lui curato, Avanti!, prendeva una posizione netta contro il conflitto, partecipò, dalla sua espulsione dal PSI all'inizio del novembre 1914, nella campagna per l'intervento italiano nel conflitto. Da questo momento si forma un conglomerato, un gruppo di pressione favorevole all'ingresso dell'Italia nel conflitto, che riunisce sia gli anarchici favorevoli alla guerra per accelerare la rivoluzione che i gruppi più reazionari e nazionalisti. Nel luglio 1915, questo conglomerato fondò le "Revolutionary Action Beams". Il 3 maggio 1915 l'Italia si disimpegna dalla Triplice Alleanza e, nei giorni successivi, Giovanni Giolitti e il Parlamento tentano di salvare l'Italia dal conflitto, mentre i nazionalisti manifestano per l'entrata in guerra dell'Italia. L'Italia è stata poi divisa tra "interventisti", fautori della guerra e in gran parte in minoranza, e "neutralisti". Una parte della sinistra si radunò all'interventismo, formando il "