Corte di giustizia dell'Unione europea

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August 17, 2022

La Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), già Corte di giustizia delle Comunità europee (CGUE), è una delle sette istituzioni dell'Unione europea. Riunisce due tribunali: la Corte di giustizia e il Tribunale (un terzo tribunale, il Tribunale della funzione pubblica, è stato sciolto il 1° settembre 2016). La sede dell'istituzione e delle sue varie giurisdizioni è in Lussemburgo. La Corte assicura l'applicazione del diritto dell'Unione e l'uniformità della sua interpretazione nel territorio dell'Unione. A tal fine vigila sulla legittimità degli atti delle istituzioni dell'Unione Europea e si pronuncia sul rispetto, da parte degli Stati membri, degli obblighi derivanti dai Trattati. Interpreta anche il diritto dell'Unione su richiesta dei giudici nazionali. La Corte amministra la propria infrastruttura; questo include i traduttori, che nel 2012 rappresentavano il 44,7% del team dell'istituto.

Storia

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea è stata istituita nel 1952 come Corte di Giustizia delle Comunità Europee. Con il Trattato di Parigi del 1951, che ha istituito la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), i sei Stati membri fondatori hanno creato la CECA. Successivamente, con i Trattati di Roma del 1957, che istituiscono la Comunità Europea dell'Energia Atomica (Euratom) e la Comunità Economica Europea (CEE), la Corte di Giustizia della CECA è stata sostituita dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee (CGCE). Quest'ultima divenne poi la giurisdizione comune alle tre comunità. Dal 2009 e dal Trattato di Lisbona si parla di CGUE e non più di CGUE.

Abilità

Il compito principale della Corte di giustizia dell'Unione europea è descritto nell'articolo 19 del Trattato UE secondo il quale “assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei Trattati”. Anche gli Stati membri partecipano a questo compito poiché devono stabilire, nell'ambito delle loro competenze, i mezzi di ricorso necessari per l'applicazione del diritto dell'Unione, affinché i cittadini, adire le giurisdizioni nazionali, applichino tale diritto.

Reclami di violazione e conformità al trattato

La Corte può essere adita in caso di sospetta violazione da parte di uno degli Stati membri di un trattato ai sensi degli articoli da 258 a 260 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Il sequestro può essere effettuato dalla Commissione o dagli Stati membri che possono evidenziare violazioni del diritto dell'Unione da parte di un altro Stato membro. L'avvio di procedimenti relativi alla violazione dei Trattati da parte della Commissione svolge un ruolo importante nel mantenimento del sistema giudiziario all'interno dell'Unione. La Commissione è obbligata, in qualità di custode dei Trattati, a intervenire quando constata che gli obiettivi del diritto dell'Unione sono stati violati dagli Stati membri. In caso di minaccia di violazione o di violazione in corso dei trattati, la Commissione non avvia automaticamente il procedimento legale, ma può tentare di raggiungere una decisione amichevole attraverso negoziati. La procedura a sua volta si articola in due fasi: il parere motivato: la Commissione formula raccomandazioni o pareri, che le consentono di richiamare l'attenzione degli Stati membri su eventuali carenze o violazioni; la procedura stessa: inizia con un reclamo. Il ricorso è proposto solo se lo Stato membro in questione non segue la posizione espressa dalla Commissione nel parere Il parere motivato costituisce il presupposto per l'ammissibilità del ricorso dinanzi alla Corte di giustizia europea. Consente di ottenere informazioni sulla situazione e di ascoltare le osservazioni scritte e orali dello Stato membro. Il parere motivato è previsto anche se si tratta di uno Stato membro che propone un ricorso a seguito della violazione di un trattato da parte di un altro