Canone biblico

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June 26, 2022

Il canone biblico è chiamato l'elenco dei libri accettati dalla Chiesa come testo sacro di ispirazione divina. Attualmente la Chiesa cattolica riconosce 73 libri come parte della Sacra Scrittura: comprende 46 scritti per l'Antico Testamento e 27 per il Nuovo Testamento.

Etimologia

La parola canone deriva dal nome greco κανών "kanon", che significa "canna" o "verga", o anche "norma" o "misura", che a sua volta deriva dalla parola ebraica קנה "kaneh" che è usata per spesso come metro di misura o anche per misurare cose in buone condizioni.[senza fonte] Per estensione è venuto a significare "lo standard dritto" o corretto e l'elenco dei documenti o concetti che compongono detto standard.[1]

Canone del Nuovo Testamento

La scrittura e la diffusione dei libri del Nuovo Testamento avvennero nel corso di diversi decenni. Durante il primo secolo del cristianesimo i testi sono così scarsi che difficilmente consentono di delucidare la mera esistenza di una tradizione scritta.[2] Sebbene i Padri apostolici del primo secolo citino spesso l'Antico Testamento, a proposito di Gesù Cristo vaghe reminiscenze, [3] con grande difficoltà nel distinguere se provengano da un vangelo scritto o da una tradizione orale, [4] e persino ad attribuire a Cristo frasi ed eventi che non sono stati registrati nella Bibbia.[5] Egli Il canone oscillò per secoli, in varie regioni, accettando o rifiutando opere come l'Apocalisse, Clemente, Erma o Barnaba, [6] e fu fondata nel IV secolo.[7] L'Apocalisse fu esclusa dal canone del vescovo Cirillo, dottore della Chiesa, e non era considerata sacra nella Chiesa di Gerusalemme. Non fu incluso nel Concilio di Laodicea, né fu accettato da Gregorio Nazianzeno, uno dei padri della Chiesa. Né si trova nella vulgata siriaca Peshitta della fine del III secolo; e nelle copie conservate dal V secolo in poi sono escluse anche le lettere II di Pietro, II e III di Giovanni, e quella di Giuda.[8]

Sviluppo precoce

La prima testimonianza di una raccolta di libri cristiani è giunta ai nostri giorni nella persona di Marcion de Sinope, teologo dualista che nel luglio 144 espose le sue dottrine ai sacerdoti di Roma, cosa che gli valse la scomunica. Marcione era radicalmente antiebraico, rifiutò l'intero Antico Testamento e riscrisse undici dei libri che oggi compongono il Nuovo Testamento per propagare la sua dottrina. Questo compendio di undici libri, insieme al rifiuto di tutti gli altri, costituisce la prima stesura di un canone biblico. A differenza di Marcione, diversi autori ecclesiastici hanno redatto propri elenchi di libri ammessi, ai quali si può aggiungere per interesse storico l'elenco dei libri che compongono i codici più antichi. Il Frammento Muratoriano, circa 170, elenca tutti i libri del Nuovo Testamento ad eccezione di Ebrei, Giacomo e 1 e 2 Pietro. Spiega Altaner: "Comprende, con riserve, l'Apocalisse di Pietro, e respinge come false e marcioniste le lettere di san Paolo a quelle di Laodicea e di Alessandria... Il Pastore di Erma è riconosciuto solo come un'opera degna di essere letta". [9] [10] Eusebio di Cesarea (IV secolo) elaborò un elenco completo e antico che descrive quattro categorie di libri: [11] [12] [13] Libri universalmente accettati (Homologoumena). Quelle dubbie o non accettate da tutti i cristiani ma degne di essere lette (Antilegomena): Lettera agli Ebrei, Lettera di Giacomo, Lettera di Giuda, 2 Pietro, 2 e 3 Giovanni, Apocalisse di Giovanni. Testi che dovrebbero essere considerati spuri (Notha), cioè utili all'insegnamento ma che non sono stati ispirati da Dio (Vangelo degli Ebrei, Apocalisse di Pietro, Atti di Paolo, Pastore di Erma, Lettera di Barnaba e Didachè). Quelle decisamente false e divergenti dal dott